Dinamo
Lavoro in Dinamo, un’agenzia nata nel 2012 e con base a Colle di Val d’Elsa, in Toscana.
Dire esattamente che tipo di agenzia sia non è semplicissimo, e forse è anche una delle ragioni per cui continuo a trovarmi bene dentro questo lavoro. Facciamo design, sviluppo web e comunicazione, ma nella pratica le tre cose si mescolano quasi sempre e una parte consistente dei progetti nasce proprio nel punto in cui smettono di essere distinguibili.
Possiamo cominciare dal ripensare l’identità di un’università e finire a progettare il suo sito; costruire una piattaforma per raccogliere e pubblicare ricerca scientifica e, contemporaneamente, occuparci di come quella ricerca viene raccontata; lavorare sulla comunicazione di un progetto culturale e trovarci a discutere di architettura dell’informazione, campagne pubblicitarie, fotografia, video o di come organizzare un archivio.
Nel nostro sito web ci sono tutti i lavori recenti
Negli ultimi anni con Dinamo ho lavorato soprattutto con università, enti di ricerca, istituzioni culturali e scientifiche, fondazioni. Ci capita spesso di entrare in organizzazioni dove le cose sono più complicate di quanto appaiano da fuori, ci sono molte persone che devono parlarsi, grandi quantità di contenuti, linguaggi specialistici, strutture amministrative, responsabilità pubbliche e, non di rado, una certa difficoltà a spiegare con semplicità quello che si fa.
Una parte del nostro lavoro consiste nel provare a mettere ordine in questa complessità senza farla sparire.
Per questo facciamo siti e piattaforme digitali, identità visive, campagne, contenuti editoriali, video e progetti di comunicazione, ma tendo a pensare che gli oggetti finali raccontino solo in parte quello che facciamo. Prima vengono quasi sempre molte domande: cosa deve essere capace di fare questo strumento, quali informazioni contiene, chi dovrà usarlo, che relazione esiste fra le persone che parlano e quelle a cui si rivolgono, cosa vale la pena rendere evidente e cosa invece è soltanto rumore.
È una maniera di lavorare che mi interessa perché tiene insieme cose che altrove vengono separate. Il design dal contenuto, la tecnologia dalla comunicazione, la strategia dal lavoro quotidiano necessario per far funzionare davvero qualcosa.
Anche il gruppo di lavoro rispecchia abbastanza questa sovrapposizione. Ci sono designer e sviluppatori, persone che lavorano sui contenuti e sulla gestione dei progetti, fotografi, videomaker e altre professionalità con cui collaboriamo quando un progetto lo richiede. Non siamo una struttura enorme e probabilmente questo contribuisce al fatto che i confini rimangano abbastanza porosi: si discute molto, si entra facilmente nel lavoro degli altri e capita spesso di dover capire almeno un po’ di cose che formalmente non appartengono al proprio mestiere.
Nel mio caso significa essermi occupato negli anni di cose piuttosto diverse: strategie e progetti di comunicazione, siti e piattaforme, identità, contenuti, campagne, ricerca, fotografia e video. Con una predilezione crescente per i progetti nei quali comunicare qualcosa obbliga prima di tutto a capire meglio quella cosa.
È forse questo il pezzo di Dinamo che sento più vicino: l’idea che comunicazione e design non servano soltanto a presentare meglio ciò che già esiste, ma possano diventare strumenti per leggere un’organizzazione, mettere in ordine conoscenze, rendere accessibili contenuti complicati e, qualche volta, costringere chi ci lavora a formulare più chiaramente ciò che sta facendo.
Non sempre succede, naturalmente. Ma sono i lavori in cui succede quelli che mi interessano di più.
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